Ogni autunno, quando l’aria si fa tagliente e le ombre si allungano sulle strade punteggiate di foglie morte, milioni di zucche arancioni si trasformano in volti spiritati, illuminate da una fiamma che pare provenire da un altro mondo. Ma da dove arriva questa usanza? E cosa racconta davvero la lanterna più famosa del calendario?
Dalle torbiere irlandesi all’America: la nascita di un’icona
La figura del Jack-o’-lantern affonda le sue radici in un’Irlanda d’altri tempi, dove i fuochi fatui — luci tremolanti che danzano sulle paludi — venivano associati ad anime erranti. Il popolo li chiamava “ignis fatuus”, e li considerava presagi di morte o trappole per i viandanti. Nacque così il mito di “Jack della lanterna”, un’anima dannata condannata a vagare per sempre con una rapa scavata come unica fonte di luce.
La leggenda ruota attorno a Jack, un fabbro astuto quanto dissoluto, che beffò il Diavolo in più occasioni. La prima volta lo convinse a trasformarsi in una moneta per comprare un’ultima bevuta, salvo poi imprigionarlo accanto a una croce d’argento. Dieci anni dopo, lo incastrò di nuovo facendolo salire su un albero e incidendo una croce sul tronco. Quando Jack morì, il Paradiso lo respinse e l’Inferno non lo volle. Rimasto senza patria ultraterrena, ricevette solo un tizzone ardente, che infilò in una rapa per farsi luce nel buio eterno.
Dai tuberi alle cucurbitacee: il salto transatlantico
Per secoli, nelle campagne britanniche e scozzesi, il volto spettrale di Jack veniva inciso su ortaggi come rape e barbabietole. L’usanza trovò nuova linfa nel Nuovo Mondo, dove gli emigrati irlandesi, privi dei vegetali della loro terra, si rivolsero alle zucche — più abbondanti, più grandi e più facili da intagliare.
Fu così che la zucca soppiantò la rapa, conquistando rapidamente il ruolo di protagonista nelle celebrazioni autunnali. Negli Stati Uniti, dove Halloween si trasformò da rituale pagano a festa nazionale, il jack-o’-lantern divenne simbolo visivo e narrativo. Le prime rappresentazioni apparvero già nell’Ottocento su riviste come Harper’s Weekly, mentre la cultura popolare, da Washington Irving a Hollywood, rese l’immagine della zucca illuminata un’icona imprescindibile.
Riti, paure e folklore: l’Italia non resta a guardare
Chi pensa che le zucche intagliate siano un’esclusiva americana si sbaglia di grosso. In Italia, tradizioni simili vivevano già da secoli, seppur con nomi e sfumature locali. In Sardegna, durante la notte di Sant’Andrea, i bambini sfilavano con lanterne ricavate da zucche scolpite, annunciando la loro presenza con versi minacciosi in sardo. In Toscana, invece, si creava la “Mortesecca”, una figura spettrale ottenuta intagliando occhi e bocca su una zucca svuotata, poi vestita con stracci per spaventare i più piccoli. In Lazio, la zucca diventava la “Beccamorta”, mentre nel Polesine si parlava di “lumassa”, spiriti burloni evocati per esorcizzare la morte.
La simbologia era sempre la stessa: evocare il confine tra vita e aldilà, proteggersi dall’invisibile, giocare con l’ignoto.
Oggi, il jack-o’-lantern non è più solo un simbolo di terrore, ma anche di accoglienza. Esporre una zucca luminosa fuori dalla porta segnala che quella casa è pronta ad accogliere bambini in cerca di dolcetti e famiglie in festa. Quella fiamma, una volta legata a spiriti perduti, ora simboleggia calore, comunità, vicinanza.








