Chi coltiva, oggi, può scegliere di seminare anche futuro. Un incentivo fino a 500 euro l’anno per ettaro premia chi trasforma i propri campi in giardini di biodiversità, seminando fiori e piante che attirano api e impollinatori selvatici. Un gesto che rigenera gli equilibri naturali ma, a guardar bene, porta anche benefici visibili – e gustosi – nei piatti di ogni giorno.
Le specie selezionate non sono scelte a caso: Ambretta, Fiordalisio, Mentuccia, Trifoglino, Asfodelo e altre piante aromatiche, rustiche, mellifere. Tutte capaci di arricchire i suoli e favorire una microfauna indispensabile per colture sane e sapori autentici. Dove fiorisce la biodiversità, frutta e verdura maturano meglio e il miele racconta davvero il profumo del territorio.
L’incentivo vale per superfici agricole di almeno 0,25 ettari in blocchi contigui, separate da coltivazioni trattate chimicamente attraverso fasce di rispetto di almeno 3 metri. Nessun pesticida o diserbante è ammesso fino al termine della fioritura. Solo lavorazioni meccaniche, nessun intervento aggressivo. La terra si rigenera e restituisce aromi più puri, ingredienti più ricchi.
Per chi coltiva seminativi, il premio può arrivare a 500 euro per ettaro. Per le colture arboree, il contributo è di 250 euro. E se l’azienda si trova dentro una zona protetta – come le aree Natura 2000 – scatta un ulteriore +20% sul premio. Non un dettaglio: agricoltura e tutela del gusto viaggiano nella stessa direzione.
A livello regionale, poi, non mancano bonus aggiuntivi: corsi per aspiranti apicoltori, incentivi per acquistare arnie e sciami, oppure bandi per attrezzature dedicate. Un’opportunità per creare filiere a impatto zero, dove ogni alimento racconta il paesaggio da cui proviene.
Dal 2025 le domande si potranno inoltrare solo online, attraverso il portale SIAN. Una scelta digitale per semplificare le procedure e rendere più accessibile un’agricoltura buona due volte: per l’ambiente e per la cucina.








