Sfogliare le statistiche può suonare rassicurante, ma quando si parla di pesticidi nei cibi, la prudenza non è mai troppa. L’ultima fotografia scattata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) documenta una situazione sotto controllo, ma non priva di sfumature critiche. Dall’analisi di oltre 132 mila campioni alimentari, emergono conferme importanti: la stragrande maggioranza dei prodotti testati rispetta i limiti di legge, anche se alcune colture continuano a registrare criticità.
Analisi a tappeto su dodici alimenti di largo consumo
Il campionamento, condotto nel 2023, si è concentrato su dodici categorie alimentari scelte per la loro alta diffusione sulle tavole europee. Si va dalle arance alle pere, dai fagioli secchi al riso integrale, fino al fegato bovino e al grasso di pollame. Questi alimenti, analizzati sia in modo casuale sia mirato, provengono da tutta l’UE, ma anche da Norvegia, Islanda e paesi terzi. Un dato in particolare merita attenzione: il 99% dei campioni casuali è risultato conforme ai livelli massimi di residui (LMR), mentre nel campionamento mirato la conformità si ferma al 98%.
Sotto la soglia, ma con pesticidi multipli: le colture più a rischio
Il dettaglio che desta preoccupazione è la presenza di multiresidui, ovvero campioni contenenti più di un pesticida. Le pere e le arance spiccano in questa categoria, con percentuali rispettivamente del 65% e 64%. In due casi specifici, sono stati rilevati ben 14 pesticidi diversi in un singolo frutto, uno dei quali ha portato all’esclusione dal mercato. Pur restando nei limiti di legge, la combinazione di sostanze attive impone interrogativi sulla valutazione del rischio cumulativo.
Fagioli, riso e pere tra i sorvegliati speciali
Tra gli alimenti con il più alto tasso di superamento dei LMR figurano i fagioli secchi (6,9%), il riso (5,1%) e le pere (3,2%). L’EFSA sottolinea come il dato vada contestualizzato: la non conformità riguarda solo una piccola frazione dell’intero campione (2%), ma è concentrata in specifiche colture, spesso legate all’importazione o a pratiche agricole poco allineate agli standard europei.
Una valutazione del rischio che rassicura, ma non chiude il dibattito
Dopo aver valutato l’esposizione potenziale della popolazione, l’EFSA ribadisce che il rischio sanitario resta basso. Questo non equivale a un liberi tutti: la raccomandazione è di intensificare i controlli soprattutto su alimenti importati e di monitorare in modo più raffinato l’effetto combinato di più pesticidi sullo stesso prodotto.








