Il silenzio che ha avvolto la cucina newyorkese di Anne Burrell martedì mattina si è trasformato in un’eco di sgomento. Luminosa presenza del Food Network, Burrell è stata trovata priva di sensi nel suo appartamento a Brooklyn, senza alcuna possibilità di essere rianimata. Aveva 55 anni. La famiglia, in un messaggio intriso di dolore e gratitudine, l’ha ricordata come un faro umano: madre, sorella, moglie e compagna di mille tavolate.
Le autorità accorse per una segnalazione di emergenza hanno confermato il decesso sul posto. L’autopsia, già disposta, cercherà di chiarire l’origine di un arresto cardiaco che ha lasciato un vuoto tra i suoi affetti e milioni di spettatori.
Dalla provincia americana al cuore delle cucine stellate
Nata nel settembre del 1969 a Cazenovia, nello Stato di New York, Anne non aveva mai nascosto che la sua passione per i fornelli era un’eredità materna. Dopo aver studiato inglese e comunicazione al Canisius College di Buffalo, si era lasciata travolgere dall’arte gastronomica. Nel 1996 aveva terminato la sua formazione al Culinary Institute of America, perfezionandosi successivamente in Piemonte, all’Istituto Culinario per Stranieri di Asti.
I primi passi nel mondo dell’alta cucina l’hanno vista accanto a Lidia Bastianich al Felidia, uno dei ristoranti simbolo della gastronomia italo-americana a Manhattan. Poi, la svolta televisiva.
Un talento cucito su misura per il piccolo schermo
Debuttò davanti alle telecamere nel 2005 con “The Next Iron Chef”, ma fu con “Secrets of a Restaurant Chef” che il pubblico cominciò a familiarizzare con la sua energia vulcanica. Il successo esplose con “Worst Cooks in America”, che condusse per 27 stagioni, accompagnando goffi aspiranti cuochi in trasformazioni spesso sorprendenti. In tv sapeva alternare la guida ferma dell’insegnante al sorriso travolgente della complice. Partecipò a innumerevoli altri programmi – da “Chopped” a “Beat Bobby Flay”, da “Cutthroat Kitchen” a “The Kitchen” – diventando un volto inseparabile dal marchio Food Network.
Una cucina fatta di gioia, un impegno che andava oltre i riflettori
Dietro il grembiule e la fiamma del fornello, c’era una donna impegnata. Faceva parte del consiglio consultivo della Garden of Dreams Foundation, era ambasciatrice della Juvenile Diabetes Research Foundation e sostenitrice di City Harvest, organizzazioni che operano nel sociale e nella ricerca.
Con il marito Stuart Claxton, dirigente del settore media, si era unita in matrimonio nel 2021. L’unione, celebrata anche dall’amica Rachael Ray, aveva suggellato un amore nato lontano dai riflettori. Lascia i figli Isabella, Amelia e Nicolas, il figliastro Javier, la madre Marlene e due fratelli.








